Nel 1974, Amos Tversky e Daniel Kahneman pubblicarono su Science uno studio che avrebbe cambiato il modo in cui la psicologia guarda alle decisioni umane. Tra i meccanismi descritti, l'effetto di ancoraggio: quando dobbiamo stimare un valore incerto, partiamo da un numero disponibile e ci spostiamo da lì. Il problema è che non ci spostiamo abbastanza.
In un esperimento classico, ai partecipanti veniva chiesto di stimare la percentuale di paesi africani nell'ONU. Prima veniva fatto girare un numero casuale su una ruota della fortuna. Chi vedeva il numero 10 dava stime molto più basse di chi vedeva il numero 65. Il numero della ruota non aveva alcuna relazione con la domanda. Eppure influenzava la risposta.
Nei prezzi al dettaglio, questo si traduce in pratiche documentate. Il prezzo barrato sopra il prezzo scontato non serve solo a comunicare il risparmio. Serve a stabilire un'ancora. Se vedi un articolo "da 200 euro" a 90 euro, il tuo sistema cognitivo valuta 90 euro rispetto a 200, non rispetto al valore reale del prodotto. La ricerca di Ariely, Loewenstein e Prelec (2003) su Journal of Marketing Research ha mostrato che persino i prezzi assolutamente arbitrari possono ancorare la disponibilità a pagare in modo significativo.
Il meccanismo opera più efficacemente quando si ha poca informazione sul valore reale di un bene. Per prodotti familiari, l'ancora ha meno potere. Per prodotti nuovi, esperienziali o di difficile confronto, l'ancora diventa dominante.